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Numero 7 - Luglio 2016

Nella miscellanea di questo numero della rivista (il settimo) sono presenti, come d'obbligo, le tre 'anime' dello IUSVE, ma vi sono anche apporti provenienti da altre fonti.
Ci sono articoli stesi da docenti dell'Istituto: Paolo Schianchi, Cristiano Dalpozzo, Francesco Pira, (Dipartimento di Scienze e Tecniche
della Comunicazione di Mestre e Verona), Beatrice Signorotto e Lara Fressini (Dipartimento di Psicologia), Laura Elia (Dipartimento di Pedagogia).
A questi si aggiungono i contributi di ricercatori e docenti esterni all'Istituto: María José García Ruiz, Marta López-Jurado Puig,
Ma Carmen Ortega Navas, Nuria Riopérez Losada (della UNED, Universidad Nacional de Educación a distancia, di Madrid), Maria Jesus Cueto Puente (Università Basca di Bilbao), Sabino de Juan Lopez e Patricia Revuelta Mediavilla, CES Don BOSCO di Madrid.

In ne sono da segnalare due apporti di ex studenti dell'Istituto di Venezia e delle IUS aggregate, che si sono distinti per tesi magistrali particolarmente accurate ed interessanti, dalle quali essi hanno tratto gli articoli: Michele Canella (UPS – Facoltà di Teologia – Sezione di Torino) e Sergio Della Valle (IUSVE).
Si tratta di temi che si intersecano e si incontrano secondo punti di vista diversi. Al lettore è dedicata questa fatica di cogliere le varie interdipendenze fra i prodotti presentati ma lo stesso viene anche interpellato per arrivare a quella 'gioia del conoscere' necessaria ad ogni itinerario di autoeducazione.
Paolo Schianchi (Come il web ha cambiato la nostra creatività), si domanda come funziona, dove agisce e dove si realizza l'atto creativo dopo l'avvento del web, mostrando come l'immagine diventi la nuova frontiera per i creativi.

Cristiano Dalpozzo (Lo sguardo pensante) illustra una sintesi mirata sul rapporto cinema/educazione in vista di una proposta che concepisce lo sguardo educato sia al cinema che dal cinema. Francesco Pira (Da consumatori passivi a consumatori critici e autori consapevoli) evidenzia come siano cambiate, nell'era social, le relazioni e la ricerca della propria identità tra i giovani, con risvolti interessanti nei confronti del mondo adulto.
Beatrice Signorotto e Lara Fressini espongono un tema che sta emergendo nell’ambito degli addetti ai lavori e che riguarda la psicologia del coaching, così come esso si è sviluppato nel tempo e nei contesti internazionali, mentre Laura Elia riporta un interessante contributo sui giochi di simulazione e mostra come, da una pluriennale esperienza sul campo, il gioco sia un potente strumento per educare alla solidarietà e alla cosiddetta cittadinanza attiva.

Di particolare rilevanza i tre articoli 'spagnoli'.
Maria Josè Garcia Ruiz (e collaboratrici) si accinge ad una acuta disamina di come la dimensione comparativa dell'educazione sia traslata dal moderno al postmoderno, con evidenti implicazioni scienti che e educative, mentre l'esperienza di Pop-Up di Maria Jesus Cueto Puente illustra l'attività di un laboratorio interdisciplinare di produzione e di espressione artistica, che favorisce una predisposizione creativa negli studenti di Belle Arti.
Il contributo di Sabino de Juan e di Patricia Revuelta Mediavilla, in sintonia e in ideale continuazione con l'articolo apparso sul numero scorso di IUSVEducation, dimostra come la tematica sui diritti umani costituisca un caposaldo della pedagogia salesiana e del suo sistema preventivo, nella triplice tensione tra: individuo/sistema, libertà/ sicurezza, universalismo astratto e particolarismo delle identità. Michele Cannella (La formazione cristiana della coscienza secondo Romano Guardini) ci introduce all'humus filosofico del teologo italotedesco, su un tema a lui particolarmente caro.
Infine, il contributo di Sergio Della Valle affronta una tematica estremamente attuale: esso si concentra sulle professioni di aiuto e
di cura, sottolineandone gli aspetti riflessivo/circolari, sostenibili e generativi.
Le recensioni in ne fascicolo riportano riflessioni che possono avere significativi richiami con gli articoli di cui si è detto.
Mi auguro, insieme al comitato di redazione, che il numero sia di proficuo interesse per tutti.

Numero 6 - Dicembre 2015

Lungo la pista ciclabile che va da Valdaora di Sopra (Oberolang) a Dobbiaco (Toblach) in Val Pusteria, e che fa parte dell’intera Puster Bike della Valle, si possono trovare vivaci cartelli dipinti che ricordano al ciclista o al camminatore i diritti umani fondamentali: diritto alla pace, alla vita, alla religione, alla libertà, all’educazione, agli affetti e alla famiglia, alla libertà di pensiero e di espressione, e così via.

Lo stesso avviene lungo il percorso che porta alla Barbiana di Don Milani: ci si imbatte in iscrizioni su legno che si rifanno alla Costituzione, in termini di diritti umani. Ben venga allora il convegno annuale IUSVE del 2015, a testimonianza di una esigenza sentita e diffusa; il tema infatti è: Human Rights. Educazione ai diritti umani e alla giustizia nella ‘società liquida’.

Il numero qui presentato raccoglie, come è ormai tradizione di questa giovane rivista, gli Atti del convegno, che si è articolato in tre direzioni.
La prima direzione ha riguardato i fondamenti etico-giuridici; la seconda ha riferito
sui risultati di due ricerche sul campo; la terza ha riportato testimonianze e agganci multidisciplinari, per giungere alla ne ad una performance sul tema dei diritti, cui hanno partecipato studenti e docenti.

Giovanni Maria Flick, già Ministro di Grazia e Giustizia nel primo Governo Prodi e Presidente della Corte Costituzionale, professore emerito di Diritto penale all’Università LUISS di Roma, ha iniziato la sua prolusione al convegno sul tema Elogio della dignità.
La dignità umana va concepita in forma positiva (ecco il richiamo ai diritti) e non solo in chiave negativa (nel senso che viene quasi quotidianamente calpestata): essa segna il ponte tra il passato, il presente e il futuro (da qui la necessità dello ‘studiare’ per gli studenti universitari), anche perché segna l’identità dell’uomo, il suo modo di essere, sia in generale che in particolare; quindi la dignità circostanziata della donna, del bambino, del malato, dell’anziano, dell’immigrato, del clandestino. La dignità è un concetto polivalente che considera l’essere umano come tale, nel suo diritto ontologico, e come singolo nel concreto rapporto con gli altri e nelle varie condizioni di vita (si pensi, ad esempio, al detenuto).

La dignità, nella Costituzione italiana, è enucleata all’art. 3, ma anche all’art. 41 (la libertà di iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con la dignità), all’art. 36 (contro la violenza), all’art. 13 e all’art. 32.
La dignità umana è una nozione da ‘maneggiare’ con cura. In ordine a ciò, c’è un altro binomio importante e problematico: il binomio dignità-sicurezza, visto l’attuale scenario geopolitico che impone di trovare un equilibrio equo e sostenibile tra questi due valori. La dignità, in ne, è alla base del rispetto della condizione umana, in tutte le sue sfaccettature: essa è il valore che concilia uguaglianza e diversità e di cui assicura la saldatura attraverso la solidarietà.

Occorre ancora una volta ‘indignarsi’ in senso positivo: non solo di ciò che capita all’estremo del mondo, ma anche di ciò che capita a casa nostra e ricordare che la dignità umana è la premessa per lo svilupparsi del modo di essere della persona, fondamentale per continuare a vivere.

Il lettore troverà in questi Atti anche l’intervento dell’On. Silvia Costa, deputato europeo, che ci ricorda le iniziative recenti dell’Unione Europea per i giovani: in particolare quelle riguardanti la formazione, il miglioramento delle competenze, le prospettive del lavoro giovanile e la partecipazione politica democratica tra i giovani, le quali, pur nel dif cile periodo che stiamo vivendo, possono contribuire ad avviare una sorta di condivisione delle

decisioni e sviluppare un più incisivo dialogo tra il vertice e la base. In questo senso, l’invito nale a recarsi a Bruxelles, rivolto a studenti e docenti, potrebbe essere una s da lanciata allo IUSVE.
Le due ricerche sul campo, svolte dal CES Don Bosco di Madrid e dallo IUSVE di Venezia focalizzano la seguente problematica: Percezione della giustizia e dei diritti umani presso gli studenti universitari IUSVE e CES Madrid. La prima è stata condotta e relazionata da Sabino de Juan Lopez e dalle sue collaboratrici Elena Fernández Martín e Mercedes Reglero Rada; la seconda da Fabio Benatti, Christian Crocetta e Davide Marchioro (con la supervisione

di Arduino Salatin). Tale ricerca si è sviluppata in forma comparativa a partire dal 2013, su proposta dell’Università Cattolica di Brasilia (UCB) e della locale cattedra Unesco di educazione ai diritti umani (si veda, a tale proposito, la recensione a ne volume del testo Direitos Humanos na Pedagogia do Amanhã).

Utilizzando un comune strumento di rilevazione, le ambedue indagini, il cui progetto si svilupperà più compiutamente nelle prossime scadenze future, esprimono il loro intento di ripensare l’offerta formativa delle due università e sensibilizzare i giovani ai diritti umani, nell’esercizio di una cittadinanza attiva e responsabile. Come si potrà notare, molte sono le analogie tra le due ricerche, in base ai primi risultati ottenuti, ma anche qualche divergenza emerge, come avviene di solito in tutte le ricerche di tipo comparato: una antinomia/dialettica between convergencies and divergencies (citando Roberto Cowen, dell’Institute of Education di Londra).

Attraverso le medesime categorie di rilevazione adottate si evincono alcune linee di
tendenza che possono essere utili per una comprensione più sottile degli atteggiamenti, dei comportamenti, delle idee, dei signi cati, degli stimoli che i giovani studenti hanno rispetto
a tali assunzioni di principio. Non a caso il contributo di Madrid si sussegue subito dopo quello dell’équipe italiana, in forma consequenziale, lasciando così la possibilità al lettore di avanzare le sue personali considerazioni.
La tavola rotonda ha permesso di interpretare i diritti umani da altri punti di vista (ovviamente non esaustivi), in chiave polivalente (come affermato da Flick) richiamandosi implicitamente al fondamentale testo di John Dewey Democrazia ed educazione, accennato dal moderatore nell’introduzione alla stessa. In questo numero sono riportati i contributi speci ci di due dei tre relatori, Nevio Brunetta e Roberta Altin; contributi che si riferiscono agli interventi effettuati alla tavola rotonda.
Nel pomeriggio, invece dei tradizionali workshops si è pensato di coinvolgere studenti e docenti in una performance teatrale (teatro-forum) condotta da Laura Elia (di cui si sottolinea lo stimolante ed appropriato intervento in questo numero) in modo che la tematica sui diritti (in particolare il diritto al lavoro) non si esprima solo attraverso una sua affermazione teorica, importante ma non suf ciente, ma si riferisca alla prassi quotidiana, esercitata e vissuta: cercando così di ridurne l’utilizzo nelle sue forme retoriche. Il laboratorio teatrale, che
si ispira alla pedagogia di Paulo Freire, utilizza le tecniche e gli esercizi del Teatro degli Oppressi di Augusto Boal.
Cliccando qui si potrà seguire il video della performance.
Concludo questo editoriale, facendo riferimento ad un agile volumetto di Salvatore Settis, già Direttore della Scuola Normale di Pisa, dal titolo Il mondo salverà la bellezza? (Milano, Ponte alle Grazie – Salani, 2015). Parafrasando la celebre frase del principe Myškin (ne L’Idiota di Dostoevskij), «La bellezza salverà il mondo», Settis propugna un’etica dell’individuo e della comunità insieme, sostenendo la superiorità del futuro sul presente. Ci sono, egli dice, tre tipi di lontananza. I lontani da noi nel tempo (la memoria del passato), i lontani nello spazio e una terza specie di lontananza: chi invece è vicino a noi, è simile a noi eppure è lontano da noi.
In questa «empatia» verso i ‘lontani’ di ogni tipo si inseriscono i diritti umani che valgono
sia nella dimensione sincronica, del presente, sia in quella diacronica, che lega il presente al futuro. Sono i diritti delle generazioni future, che si sintetizzano nel binomio Ambiente e vita, che a guardar bene è «[...] una nozione sola, e non solo perché la vita deve svolgersi entro l’ambiente e ne è fortemente in uenzata ma anche perché l’ambiente è costituito dalla somma e dall’interazione fra numerosissime e diversi cate forme di vita» (p. 30). Si deve pertanto costruire una «utopia-progetto pienamente ragionata» (imbevuta di valori e di realismo, in una dinamica antinomica), proiettata verso un futuro possibile. Da ciò nasce un’etica della lontananza, un’etica del futuro, un’etica del bonum commune: qui sta la capacità del mondo di creare e salvare la bellezza in tutte le sue forme. E la letteratura ha la sua imprescindibile funzione: non a caso il libretto di Settis termina con la citazione di una poesia di Giorgio Caproni, Versicoli quasi ecologici (in Res Amissa, Milano, Garzanti, 1991).

Buona lettura. Roberto Albarea

 

Numero 5 - Luglio 2015

Questo numero della rivista è oltremodo eterogeneo ma, si sa, ora si parla di contesti eterogenei, e non solo in contesti cosiddetti multiculturali.

Ciò si nota anche nelle modalità di esposizione degli articoli qui presentati che denotano stili di scrittura diversi, in rapporto allo specifico ambito culturale e di ricerca.
D’altra parte questa rivista si è posta il compito (e anche il rischio) di affiancare modi, contesti, mentalità e sfondi culturali differenti. Si può allora usare una metafora algebrica (ah! gli Arabi, quanto sono stati utili per l’Occidente cristiano) al fine di tentare una, sia pur differenziata, classificazione: c’è il binomio musicale (Lucilli
e Marchetta), il binomio psicologico (Garzara et al. e Fontana), il binomio giuridico e/o psicogiuridico (Monzani – Marcon e Crocetta – Turco) ed il contributo pedagogico (Vecchiet).
Gli articoli di Giuseppe Lucilli e Vittorio Marchetta, dottori di ricerca in Comunicazione Multimediale, esplorano alcuni temi di grande interesse per il pubblico degli educatori: il rapporto uomo-macchina, in particolare con lo strumento musicale, e le implicazioni pedagogiche e didattiche del Sound Design.

Nel primo contributo si fa un excursus approfondito e fondativo di tale rapporto, non escludendo la dimensione utopica della musica per concludere con una originalissima affermazione, tutt’ora di grande attualità sociale, culturale ed educativa: «La percezione continua del limite, percezione veicolata dalla natura dello strumento musicale e la sua traduzione in consapevolezza mantiene l’individuo sufficientemente lontano dall’esonerarsi totalmente da se stesso, come invece avviene nel contesto degli attuali apparati tecnici».

Il secondo contributo esplora le potenzialità della multimodalità dell’esperienza musicale e intende tratteggiare/delineare i contorni di un possibile Sound Educator, quale intermediatore del ‘fuori’
e del ‘dentro’ la scuola offrendo anche alcune suggestioni per una rinnovata didattica musicale che, nella proposta di Vittorio Marchetta, si fonde con la semiotica e la sociosemiotica, in una prospettiva di una multiliteracy e di una multieducation.

Umberto Fontana, professore emerito salesiano di Psicologia dinamica e proiettiva, ci offre un contributo su cui meditare: esplora le caratteristiche che dovrebbe avere chi si prefigge di esercitare una professione di aiuto e, soprattutto, i rischi cui va incontro. Egli avverte, con rispettosa saggezza, come tale scelta sia il processo di una riflessione oculata: non basta la motivazione a seguire una spinta interiore o l’entusiasmo, occorre una equilibrata struttura di personalità, un tirocinio adeguato e una continua esegesi del sé.
Il contributo di Fabio Garzara, Giovanni Marchioro, Fabio
Benatti e Nicola Giacopini pone l’accento sul tema emergente dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) con una ricerca psicodiagnostica che focalizza gli aspetti di personalità di un gruppo etnico specifico tramite la somministrazione di una batteria di test proeittivi. Ne risulta una interessante sinergia tra la prospettiva educativa e psicologica cosicché si è configurata una proposta operativa utile a chi lavora sul campo.

Il contributo di Marco Monzani e Giulia Marcon si presenta con un tema estremamente interessante: l’analisi della menzogna nei contesti scientifici clinici e giuridici. Si tratta di una disamina che, oltre a concentrarsi su alcune situazioni che rappresentano l’ambito professionale degli autori, scuote il lettore attento ed oculato perché si possono ravvisare collegamenti anche con la vita quotidiana di ciascuno e quindi il tema non risulta emarginato a ‘certi’ contesti. In particolare, il rapporto tra verità e conoscenza mostra tutta la sua instabilità e problematicità conducendo il discorso sul terreno di un disincantato realismo.


Christian Crocetta e Cristiana Turco, nel loro contributo, riprendono il termine Ohana, di tradizione polinesiana, partendo da una
frase tratta da un lungometraggio della Disney: «Ohana vuol dire famiglia e famiglia significa che nessuno viene abbandonato. O dimenticato». Lungo questa presa di posizione gli autori esplorano le implicazioni educative e sociogiuridiche dell’affido familiare e
i possibili contesti di accoglienza all’esterno degli usuali ambiti educativi, focalizzandosi sulle relative responsabilità genitoriali,
in caso di affido del minore. Sono temi di estrema delicatezza che contraddistinguono le diverse situazioni dell’affido etero-familiare, così pure i suoi limiti e le sue difficoltà, le quali richiedono
una sinergia degli attori e delle professionalità coinvolte nel procedimento e nell’esperienza di affido.


Cristian Vecchiet offre uno spaccato attento, documentato e scrupoloso del paradigma pedagogico di S. Ignazio di Loyola,
non trascurando gli apporti biografici e storici di Ignazio e della Compagnia di Gesù, per illustrare nella seconda parte del contributo la famosa Ratio Studiorum. Si tratta di un panorama che offre
al lettore molteplici linee di riflessione e si capisce come certe teorizzazioni contemporanee sulla esegesi del sé siano debitrici della riflessione ignaziana. Ben vengano questi importanti apporti che sottolineano l’importanza di studiare la tradizione.


A conclusione di questo editoriale, riprendendo la connotazione di eterogeneità con cui si è iniziato, si ritiene che anche i non esperti dei settori cui si riferiscono gli articoli riportati possano imparare da un accostamento ad essi, e quindi... buona lettura!