Il sottosegretario al Ministero dell'Istruzione Rossi Doria all'inaugurazione del nuovo anno accademico

«Sono molto affezionato a Iusve, perché sono uno studente di IUSVE, mi sono laureato con voi: è un'univeristà che mi ha dato molto». L'ha confidato sabato 10 novembre il sottosegretario al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca scientifica Marco Rossi Doria, in un videomessaggio inviato per l'apertura dell'anno accademico dell'Istituto Universitario Salesiano Venezia. Il Dies Academicus è stato celebrato nella sede di Mestre, alla presenza di oltre 300 studenti e docenti dell'ateneo salesiano.



Quello iniziato è un anno dai numeri in forte crescita: 460 le immatricolazioni, 1300 studenti in totale, 150 docenti, 240 corsi attivati, tre dipartimenti -- Pedagogia, Psicologia e Comunicazione -- che hanno laureato dal 2004 ad oggi oltre 700 studenti.

Intervenendo sul tema della giornata, "Il valore della conoscenza", il sottosegretario Rossi Doria ha confidato: «Quando si ritorna a scuola da grandi, con un'esperienza professionale di vita piuttosto lunga, è importantissimo poter riflettere sul tempo speso nel lavoro, sul significato delle tante cose fatte, sui paradigmi teorici cui bisogna tornare per capire bene le azioni che si sono compiute nella vita».
«L'esperienza dei salesiani -- ha proseguito -- è un'esperienza cosmopolita, che si confronta da parecchi decenni con i mondi culturali e le antropologie di tutto il mondo. Questo è il motivo per cui ho scelto di laurearmi dai salesiani: perché ritengo che oggi la riflessione sull'educare, sul formare, o è internazionale oppure non è. L'Italia ha bisogno fortemente di uscire da un cunicolo di provincialismo. E' del tutto evidente che i problemi dell'educare sono sempre più chiaramente problemi internazionali, che hanno bisogno di paradigmi di riferimento e di confronto che rimandano a un quadro più ampio della propria scuola, della propria regione, del proprio Paese e della stessa Europa. L'"arena salesiana" direi che è una delle componenti della riflessione pedagogica internazionale che più ha capito che sono queste le grandi scommesse dell'educare e del formare».
Il sottosegretario del Miur ha invitato alla responsabilità, «perché un Paese aresponsabile non riuscirà ad uscire né dalla crisi economica né dalla crisi dei modelli di coesione sociale, né dalla crisi politica o di cittadinanza». E, nel sottolineare il valore della conoscenza, senza la quale non si vince nel confronto internazionale, ha parlato del bisogno di «ricominciare a studiare, riflettere, discutere, porre domande, avere dubbi, cercare risposte; e farlo in maniera sistematica, seria, serena. E' la sfida dei prossimi decenni».