Numero 1 - Luglio 2013: Un nuovo inizio

Questo è il primo numero di una nuova rivista, espressione dello IUSVE, l’Istituto Universitario Salesiano  di Venezia, aggregato alla Università Pontificia Salesiana di Roma e membro della rete mondiale delle IUS (Istituzioni Universitarie Salesiane).

La rivista intende da un lato porsi in diretta continuità con il patrimonio editoriale e culturale accumulato nell’ultimo ventennio dalla “Rivista ISRE” (le cui pubblicazioni sono cessate nel 2012), dall’altro segnare una discontinuità attraverso un prodotto redazionale nuovo nel format e nella proposta di contenuti.

Stare “in between” o, meglio, in antinomica posizione tra continuità con il passato e la tradizione e discontinuità con essi, per rispondere alle autentiche domande di cambiamento, è anche uno dei presupposti delle scienze dell’educazione.
La nuova rivista infatti si colloca nell’alveo delle scienze dell’educazione assumendo l’interconnessione fra i tre Dipartimenti dello IUSVE: Pedagogia, Psicologia e Comunicazione. Infatti tutti e tre i Dipartimenti si pongono una triplice finalità: quella formativa e didattica, rivolta agli studenti dei vari corsi di laurea e dei master; quella scientifica, che intende offrire ricerche e riflessioni in ordine allo sviluppo delle competenze relative all’ambito educativo (competenze teorico-formative e competenze pragmatico-progettuali); e infine quella sociale fortemente legata alla tradizione di lavoro salesiana con i giovani.
In quest’ultimo caso si intende sottolineare come ogni operatore o professionista formato sia anche un cittadino e possa contribuire con la propria attività, (sia essa eminentemente pedagogica o psicologica o comunicazionale), con la propria persona, con le proprie conoscenze e qualità, a lavorare per un miglioramento della società.

In termini pedagogici possiamo dire quindi che lo IUSVE cerca di integrare il modello humboldtiano di università, poggiantesi sul binomio ricerca e didattica, con una più specifica finalità socio-educativa di tipo “glocal”, che non ha il “territorio” del nordest d’Italia quale esclusivo dominio di intervento, ma si propone di incidere positivamente sui propri contesti di esperienza in una prospettiva a carattere internazionale.
La rivista ha l’ambizione di voler porsi lungo questa direzione, in stretto collegamento con l’evoluzione dello IUSVE.
Essa avrà cadenza semestrale, di cui il primo numero sarà in formato sia digitale che cartaceo, mentre il secondo sarà solo in formato digitale.

Il primo numero riporterà gli Atti del Convegno di studio che lo IUSVE organizza annualmente, mentre il secondo sarà una raccolta di contributi, in miscellanea, strutturati nelle sezioni: Pedagogica,(PED), Psicologica (PSE) e Comunicazione (STC).
Proprio per trovare una zona di interconnessione fra i tre ambiti dipartimentali e quelli disciplinari, il tema del convegno 2013 è stato dedicato alla Digital Literacy. Pertanto in questo primo numero vengono riportati gli Atti del Convegno svoltosi il 20 aprile 2013 dal titolo: "Mai senza rete? Scenari e prospettive della digital literacy."
Esso si colloca in un più ampio percorso di ricerca che si è mossa a partire dalle seguenti questioni fondamentali: che cosa significa alfabetizzazione digitale oggi, quali conseguenze, positive e negative, e quali fenomeni essa induce, quale è il ruolo delle tecnologie digitali e dove trovare i suoi ancoraggi di senso.
La famosa etichetta di “nativi digitali” (introdotta da Marc Prensky) non appare oggi del tutto soddisfacente per spiegare esperienze, pratiche, processi di apprendimento mediati da tecnologie digitali.
Pensare che giovani e adulti siano dotati di capacità e competenze tali da renderli autonomi nei confronti dei nuovi media, a prescindere da un bagaglio di conoscenze pregresse, può comportare forti abbagli.
Questa riflessione si impone anche dal punto di vista istituzionale, perché può implicare una sottovalutazione del ruolo delle politiche pubbliche e scolastiche nell’affiancare i giovani nel loro percorso di conoscenza.
Dal punto di vista pedagogico, sociologico, psicologico ciò conduce ad assegnare a ciascuno una posizione predeterminata e predefinita, senza la possibilità di dare voce ai diversi significati o anche ai disagi che comportano le tecnologie.

Infine, dal punto di vista comunicativo, ciò è deleterio nel senso che dare per scontato il modo in cui i soggetti, giovani, adolescenti, bambini e adulti, interagiscono con i nuovi media, in virtù di un’ipotetica capacità innata o condizionata sin dalla tenera età, rischia di sottostimare le competenze necessarie per la comprensione critica di un testo, di un qualsiasi  ”testo” (anche le persone sono “testi”).
La digital literacy diventa così uno degli elementi centrali per andare oltre la retorica dei nativi digitali e per tentare di comprendere cosa sta accadendo oggi con tecnologie sempre più smaterializzate e addomesticate, per arrivare a discutere ed affrontare l’altro campo di studi e di fenomeni denominato Digital Citizenship.

In riferimento a tali riflessioni, questo primo numero della rivista  presenta i contributi degli esperti che hanno animato la sessione plenaria del seminario (a partire da Leslie Haddon, coordinatore di EU Kids Online), intorno al tema della relazione tra giovani, soggetti in età evolutiva  e nuovi media, cercando di coglierne nuovi nessi tra capacità, competenze, esperienze in un mondo interconnesso.
A seguire sono riportate le sintesi ragionate dei tredici workshops in cui si è articolata la seconda parte del convegno.
Il tema di questo numero, affrontato da più prospettive e senza intenzioni di tipo aprioristico,  rappresenta un primo passo verso un’opera di chiarificazione, di autoformazione, di sensibilizzazione e cautela sostenibile nei confronti di un fenomeno di massa in ascesa, comprendente grandi potenzialità, ma anche possibili rischi e derive.