L’ultimo appuntamento del ciclo IMPACT. ha visto come ospite Ilaria Cogo, Visual Designer del team di Teamfight Tactics presso Riot Games.
Collegata online direttamente da Los Angeles, ha dialogato con gli studenti del Dipartimento di Comunicazione IUSVE, iniziando come l’illustrare il proprio percorso professionale — dallo IUSVE alla Gnomon School, lavorando poi come UI UX designer in un’agenzia di Montebelluna, proseguendo con un’esperienza annuale in Roche Diagnostics in Svizzera, arrivando poi a Riot Games
Il filo conduttore: cosa significa progettare dentro un prodotto che non finisce mai.
Sul processo di selezione nel gaming, ha offerto uno degli spunti più concreti della serata. Fare colloqui nel settore, ha spiegato, è un lavoro a tempo pieno: tanti no, AI scanner che filtrano i CV per parole chiave, risposte che non arrivano. I colloqui per Riot sono stati nove incontri con nove dipartimenti diversi, uno dei quali svolto a mezzanotte sul tavolo della cucina. Oltre alla preparazione tecnica, che resta un requisito fondamentale, uno dei valori distintivi risiede nell’approccio mentale:
«Quello che vogliono vedere è che non ti arrendi, che continui, dici le prime cose che ti vengono in mente e vai avanti. Essere umili in fase di colloquio è veramente importante.»
La parte più tecnica ha riguardato il lavoro quotidiano su TFT — circa trenta milioni di giocatori mensili, un nuovo Set ogni tre mesi, centinaia di icone a trimestre — e il metodo con cui Riot valuta chi si candida. Decine di alternative per una sola icona, sketch a penna, votazioni nei meeting, poi vettoriale e review. Il messaggio per chi costruisce oggi il proprio portfolio è stato netto:
«Loro sono interessati al processo mentale, al problem solving, a come hai collaborato con qualcuno. È più importante la scelta progettuale che il risultato. Anche le iterazioni che non hanno funzionato vanno mostrate.»
In chiusura, Ilaria ha offerto la risposta forse più netta dell’intero ciclo IMPACT. sull’AI: Riot mantiene una supervisione molto stretta sull’integrazione dell’IA, applicando linee guida rigorose sulla creazione di asset artistici, infatti l’utilizzo di contenuti generati tramite intelligenza artificiale non e’ permesso. Il team di UI continua a crescere ogni anno. Il consiglio finale agli studenti è stato diretto:
«Siate voi a guidare l’AI per imparare, non lasciate che sia l’AI a guidare voi. Una volta che mi spiega il processo me lo imparo, mi arrangio. Se ogni volta è l’AI che guida te, lì hai un problema.»