AllIstituto Universitario Salesiano di Venezia (IUSVE) un seminario internazionale ha riunito studiosi e docenti per riflettere sul valore della comunità nei processi educativi. Un’occasione per riscoprire l’attualità del pensiero di Giuseppe Mari e interrogarsi sul ruolo della scuola e dell’università nella costruzione di relazioni e responsabilità condivise.
Quale significato assume oggi la comunità nell’esperienza educativa? E come possono la scuola e l’università contribuire a costruire relazioni autentiche, capaci di accompagnare la crescita delle persone? Sono alcune delle domande che hanno animato il seminario internazionale “Il lavoro educativo con la comunità: una sfida da raccogliere. Prospettive di ricerca in dialogo con Giuseppe Mari”, ospitato il 5 novembre nell’Aula Magna del Campus IUSVE di Mestre.
L’iniziativa ha voluto rendere omaggio al professor Giuseppe Mari, studioso di riferimento della pedagogia, ricordato non soltanto per il rigore scientifico, ma anche per le sue qualità umane, trasformando la memoria di un maestro in un’occasione per rilanciarne il pensiero e aprire nuove prospettive di ricerca.
Dopo i saluti del Direttore IUSVE, don Nicola Giacopini, e di Michele Bonetti, Presidente della Fondazione Giuseppe Tovini di Brescia, il confronto, introdotto e coordinato da Emanuele Balduzzi, ha coinvolto studiosi di diverse università europee: Concepción Naval dell’Universidad de Navarra, Alessandra Augelli dell’Università Cattolica di Milano, Francesco Magni dell’Università degli Studi di Bergamo e Maria Valentini dello IUSVE. Alla riflessione ha contribuito anche il prof. don Vincenzo Salerno, Condirettore del Dipartimento di Scienze umane e Responsabile dell’Area di Pedagogia dello IUSVE.
Al centro del dialogo, il valore della comunità come luogo nel quale ciascuno costruisce la propria identità attraverso l’incontro con gli altri. Una dimensione che non riguarda soltanto i grandi progetti educativi, ma prende forma anche nella quotidianità, attraverso l’ascolto, la reciprocità e quei piccoli gesti che rendono concrete le relazioni.
Questa prospettiva è emersa anche dalla ricerca condotta da Maria Valentini, con il sostegno della Fondazione Tovini, sugli scritti divulgativi di Giuseppe Mari. Lo studio, reso possibile grazie alla collaborazione della famiglia e in particolare della moglie Cinzia Montanaro, ha individuato tre elementi ricorrenti nel pensiero dello studioso: la comunità come spazio di costruzione dell’identità, il rapporto inscindibile tra identità e alterità e il valore dei piccoli gesti nella vita comunitaria.
La riflessione si è poi allargata alle sfide della scuola contemporanea, anche attraverso i risultati della ricerca dell’Osservatorio sull’educazione civica, pubblicata nel febbraio 2026. Dalla formazione degli insegnanti all’organizzazione del curricolo, fino all’attenzione per i temi più vicini agli studenti, è affiorata la necessità di un’educazione capace di superare i confini delle singole discipline. La transdisciplinarietà diventa così una possibilità concreta per collegare gli apprendimenti alla vita quotidiana, aprendo la scuola al territorio e ai bisogni delle comunità.
Anche l’università è chiamata a riscoprire la propria natura comunitaria. Non soltanto luogo di trasmissione del sapere, ma spazio di incontro tra studenti e docenti, uniti dalla ricerca, dal confronto e dalla crescita reciproca. Una visione che richiama il pensiero di John Henry Newman e restituisce attualità alla figura del maestro, capace di accompagnare e orientare senza limitarsi a insegnare.
È proprio questa una delle eredità più significative di Giuseppe Mari: l’educazione nasce e si sviluppa nelle relazioni, nella capacità di riconoscere l’altro e di costruire insieme percorsi di crescita.
Il seminario ha così rilanciato una sfida che coinvolge scuola, università e società: fare della comunità non soltanto un tema di riflessione pedagogica, ma un’esperienza concreta da coltivare ogni giorno, affinché l’educazione continui a generare appartenenza, responsabilità e futuro.
Redazione AI Enhanced