«Un appuntamento imperdibile per professionisti e studiosi interessati ai nuovi sviluppi del lavoro psicoforense». Con queste parole Antonietta Curci, Presidente dell’Associazione Italiana Consulenti Psicoforensi (AICPF) e Professoressa ordinaria presso il dipartimento di Scienze della formazione, Psicologia e Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari, ha presentato e guidato il convegno nazionale AICPF che si è concluso a Verona il 18 aprile 2026. Ideatrice e principale artefice dell’evento, Curci ha costruito un programma capace di mettere a dialogo mondi professionali spesso paralleli, trasformando l’Aula Magna della sede di Verona dell’Istituto Universitario IUSVE in un laboratorio vivo di confronto scientifico e operativo.
Il programma si è articolato in tre sessioni tematiche, ciascuna dedicata a un nodo cruciale della prassi professionale: la valutazione del danno biologico-psicologico e differenziale, la dipendenza da sette e i fenomeni di manipolazione mentale, la clinica della pericolosità e la prevenzione del rischio.
La prima sessione ha posto al centro il tema della valutazione del danno in ambito forense, con un confronto serrato tra psicologi, psicopatologi forensi e medici legali. I lavori hanno messo in evidenza come la qualità della consulenza peritale dipenda in misura crescente dalla capacità di integrare competenze diverse: la sinergia tra figure professionali con formazioni distinte si è rivelata non un optional metodologico, ma una condizione necessaria per valutazioni affidabili. Particolare attenzione è stata riservata agli strumenti psicodiagnostici, tra cui i test standardizzati, utili non solo a quantificare il danno subito dalle vittime, ma anche a individuare eventuali simulazioni in sede risarcitoria.
La seconda sessione, dedicata ai fenomeni settari e alla manipolazione mentale, ha affrontato le dinamiche psicologiche sottese al controllo coercitivo, dalle sette sataniche alle forme più diffuse di condizionamento mediatico e pubblicitario. Il focus si è spostato sugli strumenti di prevenzione capaci di intercettare tali dinamiche prima che coinvolgano soggetti apparentemente insospettabili, sia nei ruoli di leader che in quelli di adepti.
La terza sessione ha esplorato la valutazione della pericolosità sociale degli autori di reato, con un intervento di particolare rilievo della dottoressa Linda Arata, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Venezia. Al centro del dibattito, il delicato equilibrio tra tutela delle vittime e possibilità di accesso a misure alternative alla detenzione. Marco Monzani, giurista e criminologo, docente di Scienze Criminologiche e Vittimologiche, Psicologia giuridica e Psicologia investigativa, ha ricordato un dato statistico significativo: «i condannati che scontano la pena totalmente in carcere, quando escono, hanno l’80% di probabilità di commettere nuovi reati, mentre coloro che usufruiscono di misure alternative vedono il rischio di recidiva abbattersi dall’80 al 20%». La sfida per le scienze giuridiche e criminologiche, ha concluso, è «individuare indicatori specifici che ci facciano dire a priori quali situazioni sono ad alto rischio di recidiva e quali altre sono a basso rischio».
Il convegno ha confermato, nelle parole della presidente Curci, «la necessità sempre più pressante di una formazione specifica e del supporto scientifico agli interventi professionali»: il dibattito seguito alle relazioni ha evidenziato, infatti, quanto il lavoro psicoforense debba «sempre più qualificarsi sul piano della competenza disciplinare e interdisciplinare», un impegno che l’AICPF intende portare avanti con rinnovata determinazione.
Eleonora Iacoponi per #Cubelive